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mydirtywords

Poetry, Lyrics, Thoughts and much more

Forza ragazze!

[…]A volte penso alla cassiera del la pizzeria sotto casa; è da circa quindici anni che la vedo, sempre davanti a quel registratore fiscale, giorno dopo giorno. Si è incupita giorno dopo giorno, è inacidita. Ha passato tutta la sua vita a battere scontrini, da quel che ne so mai un giorno di assenza o di malattia, uniche ferie in Agosto quando il locale chiude. Ogni volta che la vedo è sempre più cupa, è sempre più triste, non ti fa mai un sorriso , non ti offre mai un digestivo, cosa che il suo collega uomo fa tranquillamente , sempre con il sorriso tra le labbra , sempre abbronzato, piacione che fà il simpaticone con i clienti. La donna si prende troppo sul serio , ce la mette tutta, da tutta se stessa, vuole essere apprezzata al lavoro, è una sua rivincita al ruolo di casalinga che da anni si porta addosso. Se il titolare, in caso di crisi dovesse essere costretto a scegliere tra la cassiera femmina e quello maschio, non avrei dubbi sulla scelta. Sceglierebbe il maschio, direbbe che lui è più bravo a trattare con i clienti , al diavolo tutti gli anni in cui Lei non è mai rimasta un giorno a casa , né per malattia né per andarsene a passeggio.

Smettiamola allora di farci la guerra, tanto nessuna di noi diventerà mai amministratore delegato di nessuna azienda , così come nessuna di quelle parlamentari diventerà mai presidente del consiglio, non siamo né in Germania, né nel Regno Unito. Siamo in Italia, e la donna è brava a fare le lasagne è lo spezzatino ,stirare e allevare i figli.

Ci diamo grandi arie di vivere in un paese moderno , ma siamo all’età della pietra per quanto riguarda l’emancipazione femminile rispetto agli altri paesi del Nord Europa, per non parlare dell’Australia o degli Stati Uniti.[…]

da La collega che vorrei, opera inedita

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Né di Venere né di Marte…

De Venare e de Marte no se se sposa ne se parte! Questo ho sempre capito, un detto veneto che  ho personalmente tradotto in :di Venerdi e di Martedi non bisogna sposarsi o partire. Generalizzando ulteriormente ho interpretato che in tali giorni non bisogna intraprendere nuove attività, viaggi , guai ai matrimoni! Molti anni della mia vita sono stai influenzati da questo detto, quindi attenendomi a questo imperativo ho adattato la mia vita e prima di prendere qualsiasi decisione controllato il calendario. Organiziamo il viaggio in aereo, “se partiamo di Martedì, spendiamo 30 € in meno, prenoto?”, ” Di Martedì? chi è che parte di Martedì, partiamo di Sabato”. “Siamo stati invitati al matrimonio di Giorgia, si sposa di Venerdì”, ” Cosa? Questa vuole proprie tirarsele “. E così via , colloqui di lavoro spostati, visite mediche alla mutua slittate di mesi pur di non averlo di Martedì o di Venerdì presagio di cattive notizie, partenze per il week-end il giovedì sera, week-end molto lungo. Scoprire all’improvviso il significato di questo detto è stato come essere colpiti da un fulmine a ciel sereno, una folgorazione che mi ha lasciato sgomenta , piccola sola e sopraffatta dalla mia ignoranza. Mentre facevo la mia corsetta quotidiana, ascoltando la radio con le cuffiette, mi sono fermata di colpo, ” cosa dicono questi?”Innanzitutto il detto è in perfetto Italiano : né di venere né di marte ci si sposa né si parte né si dà principio all’arte. Venere dea della bellezza, delle passioni, Marte dio della guerra , quindi dell’ira. In buona sostanza il detto invita a non prendere decisioni importanti spinti dalle passioni o dalla rabbia. Maledetta ignoranza quando smetterai di umiliarmi?

 

Remember that sometimes not getting what you want is a stroke of good luck.

Continuava a ripeterselo come  un mantra,ogni volta che le cose non andavano come previsto o meglio come lei, nella sua mente aveva immaginato. Era la frase che giustificava i suoi fallimenti. Credeva fosse una massima di Oscar Wilde da quando l’aveva sentita per la prima volta a 18 anni. A quell’età tutto è di Oscar Wilde, a quell’età Oscar Wilde è il mito in eccellenza. Ora , a 36 anni scopre che l’ha detta il Dalai Lama, grande persona,ma non figa come Oscar Wilde. A prescindere da chi l’abbia detta, aveva fatto sue queste semplici parole e un in certo qual modo,fino da quando aveva 18 anni, l’avevano aiutata a superare i momenti di sconforto per le sue defaillances. Che non erano state poche. Con i piedi sul suo scrittoio, bevendo un bicchiere di vino rosso e fumando la sua adorata Muratti li ripercorreva mentalmente , ne ricordava alcuni, quelli per lei più esemplari. Alle elementari si era messa in testa di fare un piccolo orto, ma nonostante la semina appropriata e l’impegno a innaffiare la terra arida ogni giorno,non era cresciuta neanche una piantina  d’insalata. Poi era passata alla pallavolo, per smettere, dopo un anno che l’allenatore non sapeva neanche di averla in squadra, e iniziare a fumare. Il suo problema erano i grandi entusiasmi iniziali, che duravano dalla sera alla mattina, e dove però la sua fantasia galoppava più di un cavallo all’ippodromo. Quella volta dell’orto, s’immaginava di mangiare grandi quantità di insalata e di patate insieme a suo padre compiaciuto; per la pallavolo , cosi come per i tanti innumerevoli tentativi sportivi, si vedeva già campionessa internazionale. Non parliamo degli studi, quando s’iscrisse all’università e si vedeva già ricercatrice, per poi abbandonarla dopo pochi mesi preferendo il posto fisso dietro una scrivania. Nonostante i suoi precoci abbandoni però lei era felice, anche adesso che il suo ultimo sogno era stato infranto.Doveva chiamarli sogni o idee strampalate? Se alla fine dei conti il mancato realizzo indirizzava la vita verso cose positive forse era proprio e stroke of good luck. Oggi però voleva godersi la sua giornata triste,pensare tutto il tempo al suo fallimento e capire dove aveva sbagliato e trovare i lati positivi di questa storia. Erano ormai le otto di sera e solo adesso si accorgeva che indossava ancora il pigiama e il marito sarebbe tornato tra un’ora.Tracanno’ il fondo del bicchiere, lo lavo’ per evitare lamentele per non averlo aspettato per l’aperitivo e si buttò sotto la doccia come a lavare via la sua giornata triste e a ripetere il suo mantra.

Per fortuna siamo diversi.

Il dopo cena era il momento dei grandi dibattiti, discussioni su temi esistenziali, pompati come al solito da qualche bicchiere di troppo e  dalla digestione pesante aiutata da un Montenegro. Il tema del momento era il family day, i generi e l’uguaglianza tra uomo e donna. Come al solito riteneva i commensali culturalmente ignoranti, incapaci di esprimere opinioni fondate su motivazioni sensate ,coerenti e comprensibili. Sorseggiava il suo amaro, liscio, fumando una Muratti ,aspirando a fondo il fumo e trattenendolo a lungo in bocca. In silenzio. Non le passava neanche per l’anticamera del cervello di intervenire in quella discussione nonostante i ripetuti punzecchiamenti di sua sorella,apertamente progressista e notoriamente provocatrice. Ostentava il fatto che donne e uomini fossero uguali e che il gentil sesso potesse fare tutto ciò che che fa il sesso “forte”. Chimico,fisico, soldato e muratore.Sapeva benissimo dove andare a parare per provocarla, lei con la sua manicure appena fatta, perché avrebbe dovuto fare il muratore? Per dimostrare cosa? Non sarebbe mai riuscita a sollevare un secchio di calcina con meno fatica di un uomo ; non sarebbe riuscita a spaccare un muro con la mazzetta,  e poche donne riescono a farlo. È oggettivo che a livello fisico l’uomo è palesemente più forte. In guerra un uomo riesce a sollevare e portare di peso un compagno ferito, una donna molto difficilmente riuscirebbe a farlo. Dunque l’elemento discriminante è la forza fisica, su questo non ci piove.Niente da fare, sua sorella non voleva sentire ragioni,ovvio che una donna sarebbe riuscita a fare tutte queste cose e a farle decisamente meglio. Proprio lei parlava,che non riesce a gonfiare neanche un palloncino. Degluti’ il suo ultimo sorso di Montenegro, spense la Muratti,schiacciandola a fondo nel piatto pieno di bucce di mandarino e di gusci di noci. Si mise dritta, avvicinando il petto alla tavola da pranzo,come a volersi aprire alla sfida,prenderla tutta,affrontarla. “Quando una donna riuscirà a fare il record assoluto in un qualsiasi sport, e quando un uomo riuscirà,nei primi mesi di un neonato a sostituire completamente il sentimento del pargolo nei confronti di chi l’ha partorito,allora ti darò ragione.Siamo oggettivamente diversi, non per questo inferiori o superiori l’uno all’altro.La nostra differenza ci arricchisce e arricchisce il mondo. Che sia maschio,   femmina,  lesbica, omosessuale,transgender,diversamente abile, alto, basso, bello o brutto.Per fortuna non siamo tutti uguali!” Prese un altro mandarino, si alzò,girò le spalle e se ne andò incazzata con se stessa per non aver resistito alla tentazione di intervenire in quell’inutile discussione.

Mammitudine

Mi ero promessa di non scrivere mai di figli, soprattutto dei miei. Non ho mai amato i bambini,finché non ne ho avuto.Quando viaggiavo in aereo o in treno, presa dalla lettura dei miei libri, ascoltando la mia musica,la peggior cosa che mi potesse capitare era di averne uno nei paraggi. “Ste mamma! Perché non se ne stanno a casa, con queste scimmie urlatrici”. Questa era la  mia frase preferita. Ancora oggi non sono amante dei bambini ,eccetto i miei ,che fortunatamente non gridano in aereo,treno o luoghi pubblici, perché come tutte le mamme i propri figli sono i migliori. Ancora meno amo le madri che non sanno parlare d’altro. Mi ero promessa di non scrivere di pappe, svezzamento ,stipsi, pannolino,primo giorno d’asilo e primo dente che cade. E non lo farò, non cadro’ nella trappola della mammitudine.E che oggi la mia piccolina di sei mesi si è addormentata abbracciata a me tirandomi e disfandomi i ricci, e ho pensato quanto sia dolce questa mia piccola scimmia urlatrice.Perché è mia,altrimenti mi sarei fatta pagare una piega dal parrucchiere dai suoi genitori, e che cavolo!

Ovvio, sono opinioni personali !

Ovvio, sono opinioni personali, questo devo premetterlo. Però i fatti di Colonia mi hanno spaventato molto di più degli attacchi terroristici a Parigi e negli States, più degli attacchi dell’undici Settembre.Quelli li consideravo degli attacchi politici ad opera di pochi pazzi fanatici guidati da qualche pazzo altrettanto fanatico. Quello di Colonia invece lo vedo più un attacco sociale, un attacco al modo di vivere occidentale,un attacco al mondo femminile. Del tipo: “vuoi andartene in giro a capodanno senza un uomo che ti protegga, a fare festa vestita da puttana con trombetta e cappellino? Ecco questo è come meriti di essere trattata”. Come se il modo di vivere delle donne occidentali fosse sbagliato e da castigare.Una vera e propria punizione corporale all’ emancipazione. E si’ che già abbiamo il nostro bel da fare per affermarci nel mondo del lavoro e cercare di avere uno stipendio adeguato a parità di mansione dell’uomo; e si’ che dobbiamo di dividerci tra famiglia e carriera ,sempre a discapito di quest’ultima; e si che la maternità per molti è considerata una malattia; ma almeno i nostri uomini ci fanno divertire e vestire come vogliamo,salvo eccezioni, è di eccezioni in Italia ne abbiamo parecchie . La prima cosa a cui penso è che non andrò mai con sole donne in piazza a Capodanno, questo è certo. Certo non bisogna cedere alla paura perché così gliela dai vinta. Bravi, a parole siamo tutti bravi, ma concretamente chi i difende se vengo attaccata da un branco di lupi?Mio malgrado, nonostante abbia spesso difeso i musulmani moderati, questa volta devo fare un passo indietro.Non puoi cambiare una visione della donna così radicata, così anacronistica.Tanta
paura. Ovvio,sono opinioni personali.

Il Futuro della befana.

“Mi raccomando ricordati di farlo stanotte” furono le ultime parole che sentì dall’altra parte del filo del telefono da sua madre. Era consuetudine di tutta la famiglia, nonni , zii e cugini di primo e secondo grado, di ricordarlo l’un l’altro. La notte tre il 5 e il 6 Gennaio, la notte nella quale passa la befana, secondo un’antica tradizione tra il sacro e il profano si poteva conoscere il proprio futuro. La formula era molto semplice,dicendo 13 volte il Credo per ogni Re Magio  pensando alla domanda da porre e poi addormentarsi. Nel sogno, sarebbe apparsa la risposta al proprio quesito, sogno che andava raccontato e interpretato con tutta la famiglia il mattino seguente. Ogni anno si riprometteva di farlo, raccomandandosi con la madre di ricordarglielo. Già da un mese aveva pensato al quesito e questa notte l’avrebbe fatto. In passato l’aveva fatto per chiedere se mai avrebbe trovato l’amore della sua vita,aveva 14 anni, è ai tempi era già disilluso per le troppe sofferenze sentimentali. In sogno le era apparso il santo patrono di una città. Quando la mattina dopo ci fu l’interpretazione del sogno, i pareri si sprecarono,nessuno riuscì a dargli un senso e si concluse il tutto con un : “il prossimo anno mangia più leggero così non fai sogni cosi strani”. Quando conobbe il suo attuale marito, padre dei suoi figli,il sogno le fu immediatamente chiaro. Il santo apparso in sogno era patrono della sua città, a migliaia di km dalla città di lei.Un incontro casuale,un colpo di fulmine. Da allora,da quando aveva capito che il giochetto funzionava aveva una certa riluttanza a farlo. Anzi aveva proprio paura. E se il suo futuro le riservasse qualcosa di tremendo? Perché avrebbe dovuto saperlo prima? Perché abbiamo così bisogno di sapere cosa ci aspetta? Forse per essere preparati o.per cercare di cambiarlo in corso d’opera. Di una cosa era certa, neanche quest’anno l’avrebbe fatto. Doveva solo cercare una scusa per i parenti. L’anno prima, era andata a letto troppo tardi. L’anno prima ancora aveva bevuto troppo era a cena fuori. Quest’anno avrebbe detto che  a metà si era addormentata. Questo era il piano.Non voleva sapere niente del suo futuro, “quando sei felice ” pensava,” non hai bisogno di conoscere quello che verrà. L’infelicita’ porta l’uomo a dover chiedere responso alla lettura dei tarocchi, alla lettura della mano o chissà ché. Anche quest’anno lascio
tranquilla la befana, il futuro arriverà piano piano e diventerà presente e se brutto, spero diventi passato il più in fretta possibile”

Virtù ereditarie

Si chiacchierava dopo la cena , appesantiti  più che dal cibo, dai troppi bicchieri di vino rosso. Si chiacchierava bevendo il caffè, mangiando i mandarini e la frutta secca scaldati dal tepore della stufa a legna. Si chiacchierava, del più e del meno, di cose frivole e cadendo di tanto in tanto in discorsi più profondi,  com’è tipico quando il cervello non è più sobrio, è facile passare dall’euforia alla malinconia. Alla radio,che si sentiva in sottofondo, cantava il figlio di qualcuno molto famoso vent’anni prima, e qualcuno puntualizzo il fatto che i figli dei ricchi e famosi diventano anche a loro volta ricchi o famosi nello stesso campo, pur sottolineando il fatto che non sia automatico che il figlio oltre al cognome ne erediti anche il talento.Vero, pensò lei, il mondo è pieno di attori figli di attori, di cantanti figli di cantanti e di calciatori figli di calciatori. Raramente il figlio supera il genitore, anzi vive all’ombra di quest’ultimo, logorato dall’invidia, spesso sotto analisi e in analisi. E’ anche vero , pensò ancora versandosi un altro bicchiere, che lo stesso modulo si ripercuote in tutti i  livelli sociali. Spesso il figlio del fruttivendolo rileva l’attività di famiglia, e il figlio dell’operaio farà l’operaio e il figlio del professore farà il professore. Vero , ma anche no. Intervenne allora nella discussione, interrompendo gli altri che si erano lanciati a ruota libera nel fare un elenco di figli di, e per dare una motivazione profonda al ripetersi di quel modulo che sembrava ormai dato per assoluto disse: Beh, è ovvio che se in casa hai sempre attori e registi a cena entri in quel giro,cosi come se in casa hai sempre colleghi dei tuoi che fanno gli operai o i commercianti ti avvicini a quel mondo,conosci quella gente e da cosa nasce cosa. Non riusciva a focalizzare il motivo, ma quella discussione la stava infastidendo, questa storia del tale padre tale figlio le stava dando troppo da pensare, anche se nessuno dei commensali era andato cosi in profondità nello snocciolare l’argomento. Il loro voleva essere solo  un mero elenco di figli di. Ma per lei no, si sentiva presa di mira , e si verso’ un altro bicchiere di vino. Ripensò allora a suo padre e ai suoi amici che bighellonavano in casa, e disse tra se e se: io sono l’eccezione che conferma la regola, a differenza di mio padre, ho un lavoro , non bighellono tutto il giorno. Ma questo non poteva dirlo, non le andava di mettere in piazza gli affari propri, la sua infanzia. Poi penso’ ancora , mangiandosi avidamente l’unghia del pollice, forse qualcosa l’ho ereditata , e si versò un altro bicchiere di vino tracannandolo tutto in un sorso.

Dove finisce l’amicizia e inizia il lavoro

Periodo duro per chi viene messo in cassa integrazione o mobilità da un giorno all’altro e si ritrova a dover sbarcare il lunario e riempire il tempo. Dopo il primo , il secondo e il terzo mese di “ma quanto si sta bene a casa” si passa dal “non ne posso più di fare le pulizie e tenere i bambini” al “devo trovare un lavoretto per arrotondare perché i soldi dallo stato non arrivano subito e devo pagare il mutuo”. Stanno così trovando terreno fertile quei tipi di vendita che nel primo decennio del 2000 stavano sparendo o venivano svolti da nostre madri o zie. Insomma da una generazione prima , non dalla nostra.Ecco che ci tempestano di inviti a quelli che una volta chiamavano riunioni, presentazioni e che adesso chiamano Party. Quindi ti ritrovi invitata ad una festa che di diverterte ha gran poco.Niente vestiti di gala e make-up dall’estetista ma tuta da ginnastica e baffo incolto. La padrona di casa si è prodigata nella preparazione di qualche tartina  e dolcetto e al posto dello Champagne c’è il succo alla pera. La presentatrice di una volta ora è una Manager di se stessa, così gliel’hanno venduta e questo le da un tocco di superbia rispetto a noi povere mortali che ancora non abbiamo trovato la nostra strada e siamo ancora Desperate Housewives squattrinate, non come le signore della nota serie televisiva. Essendo quindi sostanzialmente al verde mi chiedo come queste Manager pensino di vendermi un barattolo di plastica o una crema piedi a minimo venticinque euro. Sono determinata a non comprare niente. E ora che la manager gioca la carta dell’amicizia e ci riesce bene. Conosce i tuoi punti deboli, sa che sei talmente pigra da non incartare bene il formaggio quando lo riponi in  frigorifero e che puntualmente ne butti via metà perché ha preso aria; sa che altrettanto puntualmente rovini il bucato in lavatrice perché nei bianchi butti dentro qualcosa di colorato; sa che non finisci mai la bottiglia di vino e sa che con i primi freddi le labbra ti si screpolano così tanto da sembrare un culo di babbuino. E tu compri, e torni a casa con il tuo bel sacchetto pieno di prodotti, fiera di aver fatto vincere il premio alla padrona di casa e con un Party fissato per la settimana ventura, pur sapendo che la cosa ti è stata vietata in maniera categorica da tuo marito. Sei entrata nel vortice e adesso è molto più dura di quello che pensi, venirne fuori.

Un’altra realtà che sta prendendo sempre più piede è  quella che io chiamo “catena di Sant’Antonio”. Il manager non ti vende niente , ma fa in modo che tu compri e sui tuoi acquisti lui prende la provvigione. Il suo scopo è farti conoscere il prodotto, decantarne le qualità benefiche per poi parlarti dei super guadagni che puoi fare e di tutto il tempo libero che puoi avere perché sei imprenditrice di te stessa. Quindi ti ritrovi ad avere la casa piena di prodotti regalati, tanto per provarli e inizi a pensare alla proposta che ti ha fatto. “imprenditrice di te stessa”;”non devi vendere, devi fare formazione”; “il tuo scopo è aiutare gli altri a vivere meglio”. E’ un po’ un modello di vendita americano, quello di motivarti rendendoti parte di un gruppo, convincendoti che i  prodotti di tal azienda facciano del bene, che lo scopo sia benefico e non quello di acquistare e farti acquistare prodotti che troveresti anche al supermercato a prezzi nettamente inferiori.

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