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Lavoro

I Love Shopping

cos’è che le mancava? il tempo? no, quello si trova se solo si vuole? L’ispirazione? Forse un po’ , troppo impegnata nel suo nuovo lavoro, nella famiglia, spesa , lava , stira, lava , stira, lava. Quante lavatrici? Forse avrebbe potuto fare un trattato sulla sua , che tiene solo 5 Kg perchè quando l’aveva comprata non aveva nemmeno nei pensieri  più remoti di avere un figlio, figuriamoci due. Tram tram quotidiano che non  lascia nemmeno il tempo  di pensare.Questo era sicuramente uno dei motivi principali , la mancanza di tempo, l’unica cosa che non puoi controllare, che a volte vorresti fermare che a volte vorresti accelerare. Nei pochi minuti liberi cercava di leggere le notizie  , quale migliore ispirazione della vita reale, ma niente, il suo taccuino restava in bianco, nessun appunto , nessuna parola chiave. Non era convinta pero’ che il problema fosse  la mancanza d’ispirazione, nè di tempo era qualcos’altro. Era venuta a mancare la speranza per far posto alla rassegnazione , la consapevolezza di non farcela mai, e allora perché farlo, per chi? Tanti ci provano, pochissimi ci riescono, avrebbe dovuto conoscere qualcuno del giro, o l’amico di, sarebbe dovuta essere  già conosciuta etc etc.La cultura non paga, con la penna non si mangia,si deve  per forza fare un altro lavoro che non  lascia il tempo di coltivare quello che più piace. Questa è la dura e cruda realtà, e poi magari non c’è tutto questo talento. Ma poi leggi alcuni  Best Seller  e le braccia cascano sotto le ginocchia , ma davvero alla gente piace questo? Ma davvero I Love Shopping e tutti i mille seguiti, ha venduto così tanto? Tutto questo pensava, e anche questo non avrebbe cambiato le cose.

Forza ragazze!

[…]A volte penso alla cassiera del la pizzeria sotto casa; è da circa quindici anni che la vedo, sempre davanti a quel registratore fiscale, giorno dopo giorno. Si è incupita giorno dopo giorno, è inacidita. Ha passato tutta la sua vita a battere scontrini, da quel che ne so mai un giorno di assenza o di malattia, uniche ferie in Agosto quando il locale chiude. Ogni volta che la vedo è sempre più cupa, è sempre più triste, non ti fa mai un sorriso , non ti offre mai un digestivo, cosa che il suo collega uomo fa tranquillamente , sempre con il sorriso tra le labbra , sempre abbronzato, piacione che fà il simpaticone con i clienti. La donna si prende troppo sul serio , ce la mette tutta, da tutta se stessa, vuole essere apprezzata al lavoro, è una sua rivincita al ruolo di casalinga che da anni si porta addosso. Se il titolare, in caso di crisi dovesse essere costretto a scegliere tra la cassiera femmina e quello maschio, non avrei dubbi sulla scelta. Sceglierebbe il maschio, direbbe che lui è più bravo a trattare con i clienti , al diavolo tutti gli anni in cui Lei non è mai rimasta un giorno a casa , né per malattia né per andarsene a passeggio.

Smettiamola allora di farci la guerra, tanto nessuna di noi diventerà mai amministratore delegato di nessuna azienda , così come nessuna di quelle parlamentari diventerà mai presidente del consiglio, non siamo né in Germania, né nel Regno Unito. Siamo in Italia, e la donna è brava a fare le lasagne è lo spezzatino ,stirare e allevare i figli.

Ci diamo grandi arie di vivere in un paese moderno , ma siamo all’età della pietra per quanto riguarda l’emancipazione femminile rispetto agli altri paesi del Nord Europa, per non parlare dell’Australia o degli Stati Uniti.[…]

da La collega che vorrei, opera inedita

Dove finisce l’amicizia e inizia il lavoro

Periodo duro per chi viene messo in cassa integrazione o mobilità da un giorno all’altro e si ritrova a dover sbarcare il lunario e riempire il tempo. Dopo il primo , il secondo e il terzo mese di “ma quanto si sta bene a casa” si passa dal “non ne posso più di fare le pulizie e tenere i bambini” al “devo trovare un lavoretto per arrotondare perché i soldi dallo stato non arrivano subito e devo pagare il mutuo”. Stanno così trovando terreno fertile quei tipi di vendita che nel primo decennio del 2000 stavano sparendo o venivano svolti da nostre madri o zie. Insomma da una generazione prima , non dalla nostra.Ecco che ci tempestano di inviti a quelli che una volta chiamavano riunioni, presentazioni e che adesso chiamano Party. Quindi ti ritrovi invitata ad una festa che di diverterte ha gran poco.Niente vestiti di gala e make-up dall’estetista ma tuta da ginnastica e baffo incolto. La padrona di casa si è prodigata nella preparazione di qualche tartina  e dolcetto e al posto dello Champagne c’è il succo alla pera. La presentatrice di una volta ora è una Manager di se stessa, così gliel’hanno venduta e questo le da un tocco di superbia rispetto a noi povere mortali che ancora non abbiamo trovato la nostra strada e siamo ancora Desperate Housewives squattrinate, non come le signore della nota serie televisiva. Essendo quindi sostanzialmente al verde mi chiedo come queste Manager pensino di vendermi un barattolo di plastica o una crema piedi a minimo venticinque euro. Sono determinata a non comprare niente. E ora che la manager gioca la carta dell’amicizia e ci riesce bene. Conosce i tuoi punti deboli, sa che sei talmente pigra da non incartare bene il formaggio quando lo riponi in  frigorifero e che puntualmente ne butti via metà perché ha preso aria; sa che altrettanto puntualmente rovini il bucato in lavatrice perché nei bianchi butti dentro qualcosa di colorato; sa che non finisci mai la bottiglia di vino e sa che con i primi freddi le labbra ti si screpolano così tanto da sembrare un culo di babbuino. E tu compri, e torni a casa con il tuo bel sacchetto pieno di prodotti, fiera di aver fatto vincere il premio alla padrona di casa e con un Party fissato per la settimana ventura, pur sapendo che la cosa ti è stata vietata in maniera categorica da tuo marito. Sei entrata nel vortice e adesso è molto più dura di quello che pensi, venirne fuori.

Un’altra realtà che sta prendendo sempre più piede è  quella che io chiamo “catena di Sant’Antonio”. Il manager non ti vende niente , ma fa in modo che tu compri e sui tuoi acquisti lui prende la provvigione. Il suo scopo è farti conoscere il prodotto, decantarne le qualità benefiche per poi parlarti dei super guadagni che puoi fare e di tutto il tempo libero che puoi avere perché sei imprenditrice di te stessa. Quindi ti ritrovi ad avere la casa piena di prodotti regalati, tanto per provarli e inizi a pensare alla proposta che ti ha fatto. “imprenditrice di te stessa”;”non devi vendere, devi fare formazione”; “il tuo scopo è aiutare gli altri a vivere meglio”. E’ un po’ un modello di vendita americano, quello di motivarti rendendoti parte di un gruppo, convincendoti che i  prodotti di tal azienda facciano del bene, che lo scopo sia benefico e non quello di acquistare e farti acquistare prodotti che troveresti anche al supermercato a prezzi nettamente inferiori.

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